Ten Million Slaves - Otis Taylor - Public Enemies OST
I Can’t Write Left Handed - Bill Withers (chiudete gli occhi e ascoltate questa meraviglia)
Come se potessi esimermi dal farlo.
la mia reazione alla bocciatura del lodo Alfano sarebbe molto articolata, ma contiene sicuramente le parole meu amigo charlie brown
Everybody’s doing a brand new dance now
E più ci pensavo, più mi sembrava che i quattro frammenti dei Beatles fossero quelli che avevano superato peggio di tutti la cappa di decadenza degli anni Settanta.
A uno a uno, in ordine decrescente di credibilità: Paul McCartney incide nastri da boutique, ben determinato a essere insignificante quanto i Carpenters, il che di per sé potrebbe essere sia la reazione agli eccessi opposti di John, o anche un semplice caso di stupidità. […] e il fatto è che la sua leziosità a volte infastidisce terribilmente.
Se avesse appena un po’ più di fegato, potrebbe quasi essere Elton John.
Lennon, come sempre, sembra l’antitesi di Paul. Farebbe qualsiasi cosa, ricorrerebbe a qualsiasi mezzuccio, salirebbe sul carro di qualsiasi vincitore pur di passare per un Artista Profondo. Il suo matrimonio con Yoko è stato un esempio di smania da arrampicatore culturale che ha rivelato un grave (e del tutto inatteso) complesso di inferiorità. Ultimamente, si sa, John rimane sbronzo per giorni e giorni di fila, facendosi ridere dietro con un’impudenza così smaccata che è meglio che Lou Reed si dia una mossa,se no perde lo scettro del migliore: si è attaccato gli assorbenti sulla fronte ed è salito sui tavoli dei locali gridando: “Sono John Lennon! Sono John Lennon!” […]
George Harrison starebbe bene in un centro di assistenza per vittime della controcultura, è un altro di quei bravi figlioli annientati non (tanto?) dalla droga, stavolta, ma da qualcosa che forse è ancor più insidioso. La sua posizione sembra quella di uno che dice: “Sono patetico, ma credo in Krishna”, e questo apparentemente lo esenta da qualsiasi posizione dominante, e nel frattempo lo autorizza ad assumere un’arroganza moraleggiante nei riguardi del suo pubblico, che verrebbe bollata come monumentale faccia tosta, se non venisse da uno che si autodichiara una nullità.
Ringo è indegno persino di essere disprezzato.
My Son, My Son, What Have Ye Done, di Werner Herzog (con Grace Zabriskie ♥)
domenica 6 settembre
SOUTH OF THE BORDER di Oliver Stone
È quella roba su Chávez e la storia dell’America Latina degli ultimi 15 anni (in 76 minuti?)
Perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente!
COSMONAUTA di Susanna Nicchiarelli: vi ho messo il trailer così vi fate un’idea da soli, tanto ci sono le cose migliori del film. Tocca dei nervi scoperti nella memoria (detto anche effetto Offlaga Disco Pax), probabilmente mi è spiaciucchiato più di quanto meriti. Però la fuga dalla chiesa per non fare la prima comunione perché “io sono comunista” è bella. Il film è preceduto da un cortometraggio animato (in plastilina motion), Sputnik 5, con protagonisti gli animali che erano a bordo della prima spedizione spaziale (riuscita) dell’Unione sovietica. I topolini squittiscono l’Internazionale.
L’angolo del Più che ascoltare origlia: quest’anno orecchio poco allenato e niente da segnalare, a parte un mitomane intercettato in coda.
“Io e Luca (Guadagnino) siamo amici da vent’anni, ed è sempre stato un cretino. In che senso? Nel senso che è un imbecille, in questi anni non ha imparato niente. Il suo mito è Demme, ma non riesce a riprendere nemmeno le persone che entrano e escono da una stanza. È che lui e Tilda Swinton sono davvero amici intimi e lei farebbe qualsiasi cosa per lui. Ma dopo questo film non lavorerà mai più!” (andava forte, ma poi la coda è durata un’ora e si è rovinato millantando troppe amicizie che potessero giustificare il fatto che fosse in fila coi plebei: strano che non fosse a giocare a carte, pardon, a mahjong, con Muller)